Allevare Api

Almeno una volta nella vita è capitato di interrogarsi sulla provenienza di quel meraviglioso nettare color oro che è il miele.

In realtà quel prodotto finito e così accattivante non è nient’altro che la fase finale di un lungo processo di lavorazione che parte dall’allevamento delle api, o apicoltura.

Scegliere di avviare un allevamento di api, può rivelarsi vincente non solo per il miele da poter mangiare ma anche per avviare una redditizia attività commerciale.

Scegliere di diventare apicoltore però è frutto di vera passione, sacrifici e un lavoro certosino. Qui di seguito alcuni utili consigli per avviare questa realtà.

materiale apistico

Allevare api (Foto©Pixabay)

Le api e la loro struttura sociale

L’ape è un insetto imenottero di circa 15 mm che rientra nella famiglia delle Apidae. La specie si divide in Apis florea, dorsata e cerana, provenienti dall’Asia, e l’Apis mellifera che è diffusa invece in Europa, in Africa, in Australia, in America e in Oriente ed è facilmente addomesticabile.

Questo straordinario insetto, a cui si deve tanto in termini di biodiversità, si è largamente diffuso in tutto il mondo tanto da dare vita, oltre alle quattro razze d’origine, ad altre specie: l’ape nera, l’ape gialla italiana, l’ape carnica e l’ape caucasica. Questi animali sono noti per la loro rigida struttura sociale che si organizza in colonie.

All’interno delle colonie si contano migliaia di api operaie che laboriose cercano di costruire il loro nido, quello che prenderà poi il nome di alveare. Nel nido verrà poi immagazzinato il polline e il nettare; questo processo prende il nome di bottinamento.

La rigorosa gerarchia delle api prevede che al vertice vi sia l’ape regina, seguita per importanza dalle api operaie e dai fughi, cioè i maschi.

L’ape regina, le api operai, i fuchi

Al vertice abbiamo già anticipato la collocazione della sovrana indiscussa, l’ape regina, i cui compiti sono: deporre le uova per popolare l’alveare e disciplinare le attività all’interno del nido.

Una volta morta la regina, le api eleggono una nuova erede, alla quale somministrare la pappa reale che renderà l’insetto fertile per la riproduzione. A seguire ci sono le api operaie, api femmine incapaci di riprodursi e che si occupano dell’alveare: dalla costruzione alla gestione. È tra di loro che viene eletta la successiva ape regina alla quale dare la pappa reale.

Fanalino di coda e ruolo marginale all’interno della gerarchia, è ricoperto dal fuco, il maschio. Questi non risiedono nell’alveare, fatta eccezione per il periodo primaverile ed estivo nel quale fecondano la regina. Una volta svolti i compiti vengono scacciati dalle api operaie.

In genere all’interno di un alveare troviamo: un’ape regina, mille fuchi destinati alla riproduzione, quindicimila api operaie, quindicimila api femmine e giovani che si occupano della gestione dell’alveare, cinquemila larve da nutrire e cinquemila uova.

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Attrezzatura per apicoltura (Foto©Pixabay)

La posizione degli alveari

Una volta scelto di allevare le api è importante studiare la posizione degli alveari. Questi dovranno essere situati vicini a fiori, alberi e prati che garantiscano il nutrimento delle api.

La posizione dovrà garantire alla struttura un posto soleggiato o a mezz’ombra, per evitare il sovraccarico di lavoro durante le ore più calde della giornata. L’alveare richiede riparo dai venti e la necessità di porsi in un luogo poco umido. Ultimo ma non meno importante, deve essere lontano da strade e persone ma essere comunque facilmente raggiungibile per facilitare le varie fasi di allevamento e manutenzione. 7

La disposizione richiede uno studio preventivo per evitare che ai lati le arnie, il luogo in cui vivranno le api, siano affollate. Inoltre è consigliato dipingerle di colore diverso e aggiungere su di essa un colore geometrico, queste piccole accortezze aiuteranno le api a riconoscere la propria abitazione.

Qual è la distanza tra alveare e zone abitate

Un interrogativo frequente per quanto concerne l’apicoltura è l’eventuale distanza tra alveare e zone abitate.  In genere i confini con le abitazioni devono comprendere un divario che va dai 10 ai 40 minuti.

Alcuni consigli utili per arginare le api e per salvaguardare le stesse possono essere: arginare l’apiario con un recinto, per evitare che animali e curiosi le disturbino e piantare una siepe di 2 metri circa se la linea d’involo e di atterraggio confina col terreno limitrofo; questa altezza permetterà alle api di salire di quota.

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Allevare api (Foto©Pixabay)

Numero di arnie

L’arnia, come anticipato, non è nient’altro che il luogo in cui vivranno le api e il numero varia da 2 a 8. La scelta del numero varia dal tempo a disposizione, in genere ogni arnia richiede una visita di 10 minuti.

Questa si compone di un fondo, di una camera di allevamento, di un melario, di un coprifaro, di un tetto e di alcuni telaini. Sul fondo si appoggia l’intera struttura ed è sollevata dal terreno.

Questo dovrà avere un fondo apribile sulla base, spesso lastra di metallo estraibile che permettono di tenere sotto controllo le api e un fondo antivarroa, una rete di metallo che contrasta l’attacco dei parassiti.

In prossimità del nido, ovvero una scatola di legno d’abete, e l’escludi Regina, una rete metallica all’interno della quale le api operaie possono accedervi ma la Regina, date le dimensioni no, troviamo il melario. Si tratta di una scatola di legno dalle piccole dimensioni corredata di telaini che ospiteranno il favo col miele.

Questi ultimi sono elementi molto diffusi in apicoltura e si trovano sia nel nido sia nel melario. Il coprifavo non è altro che una lastra di abete con buco al centro che funge da tetto sollevato che permette la somministrazione di nutrimento per le api.

Lo sciame

Il terrore più grande si può sintetizzare in uno sciame d’api nel quale imbattersi senza alcuna protezione. In apicoltura lo sciame, detto anche nucleo, può essere naturale o artificiale ed è un concetto un po’ più complesso.

Le api sciamano in primavera ed è in questo periodo che possono assembrarsi con maggiore spontaneità.

Acquisendo uno sciame naturale si rischia di veder ripetere la sciamatura e perdere la produzione. È per tale motivo che si consiglia, nel caso di acquisto, di puntare su uno sciame artificiale, costituito già dall’apicoltore con una nuova regina che verrà marcata con un punto di colore.

Ma per gli acquirenti alle prime armi: in cosa consiste uno sciame?

Si tratta di 5 o 6 telaini con api, covata, scorte di miele e polline. Questi saranno all’interno della cassettina di trasporto che andrà poi restituita all’apicoltore.

È importante, inoltre, che il luogo dello sciame e quello definitivo siano separati, in linea d’aria, da almeno 3 km di distanza, per evitare che le api ritornino al luogo d’origine.

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Apicoltura (Foto©Pixabay)

Inarniamento

Una volta acquistato lo sciame, l’arnia di trasporto va messa di fianco all’arnia definitiva, che verrà preventivamente privata di tetto, coprifavo, melario e telaini.

A questo punto si sbuffa del fumo sulla porticina e con una leva andrà alzato il coprifavo dell’arnia di trasporto. A questo punto andranno dolcemente rimossi i telaini e riposti nell’arnia definitiva seguendo lo stesso ordine.

Prima di ogni estrazione è necessario sbuffare un po’ di fumo e avere alla fine la certezza che tutte le api, compresa la regina, siano state spostate correttamente.

Alla fine bisognerà scuotere l’arnia di trasporto e lasciarla per qualche ora per consentire alle ultime api di ricongiungersi alle altre. Se tutto procede secondo i pianti, dopo un mese ci sarà il primo deposito di miele.

La produzione

La stagione primaverile preannuncia il periodo di produzione e questo può garantire entro il mese di settembre circa 20 kg di miele a famiglia. All’inizio, se si è poco esperti, si consiglia di lasciare l’alveare fisso, una volta acquisita maturità si potrà praticare il nomadismo: lo spostamento cioè degli alveari in pascoli più produttivi a seconda del mese.

Cosa serve per diventare un apicoltore

A differenza di molte start up, partire come apicoltore non richiede un investimento iniziale altissimo. Bastano poche centinaia di euro per il materiale indispensabile. Ciò che è necessario avere è innanzitutto una buona arnia in legno, che in commercio ha un costo ragionevole se standard, più costosa se invece dotata di tutto: melario, telaini, porticina, rete antivarroa ecc. A quest’ultima, che si consiglia per completezza, si aggiungono poi i fogli cerei.

Per cominciare la propria attività c’è bisogno di uno sciame e, come anticipato, si consiglia di acquistarne uno artificiale e giù selezionato dall’apicoltore.

Oltre agli accessori per le api, sono indispensabili gli accessori per sé: si tratta della tuta, la maschera e i guanti di protezione. Gli accessori aggiuntivi sono infine: affumicatore, leva, spazzola ed alimenti sostitutivi al miele.

Un investimento aggiuntivo potrebbe essere quello di pensare ad un laboratorio di smelatura per l’estrazione del miele e il successivo confezionamento.